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La fortuna nell'anno della crisi

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I miti della “Fortuna che cade dal cielo” o dell’ “inciampare nella Fortuna”  hanno un rilievo solo se il soggetto che vive un tale evento è un poveraccio. Se un miliardario trova un tesoro la cosa non fa notizia e non gli cambia la vita.

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I miti della “Fortuna che cade dal cielo” o dell’ “inciampare nella Fortuna”  hanno un rilievo solo se il soggetto che vive un tale evento è un poveraccio. Se un miliardario trova un tesoro la cosa non fa notizia e non gli cambia la vita. Ad un poveraccio (absit iniuria verbis), disoccupato, esodato, cassaintegrato, semioccupato, precario, microstipendiato,  micropensionato, gliela cambia e come!

In meglio direte voi! E non è sempre detto! Spesso gliela sconvolge o quanto meno gliela complica. La Fortuna, la Ricchezza, il Tesoro, sono entità che non si possono esibire all’improvviso perché genererebbero domande sul come, il dove, il quando, il quanto,…!  Chi le possiede da sempre non deve giustificarsi, ma chi trova tutto in una volta sì. E per evitarlo è costretto a nascondere, a fingere, a mentire. Insomma il bacio della Fortuna, quando gestito male, fa perdere la testa quanto il bacio della donna o dell’uomo amati che è gradito sì ma che può cambiare radicalmente la vita.

In questo nuovo racconto di Nello Riscaldati, fresco di stampa, la Fortuna entra di soppiatto in casa di due donne, madre e figlia entrambe vittime della crisi, senza lavoro e con scarse prospettive di rioccuparsi con la casa ipotecata e debiti con banca ed Equitalia. Entra all’insaputa dentro un cavallo di Troia, suscita dubbi nel manifestarsi e, prima di regalare un sorriso, genera molti sospiri, molte paure e anche qualche rimpianto.

Non si tratta di denaro, di oro o di diamanti ma di un oggetto il cui immenso valore deve essere riconosciuto, periziato e convalidato. Si tratta di una piccola opera di un grandissimo autore che man mano che emerge nella coscienza di chi vi è interessato muove gli appetiti sia del piccolo commerciante locale che della finanza occulta. E le due donne ne sono scosse e addirittura spaventata.

Ma a ben pensarci fa parte del nostro costume il diffidare delle novità, pur lamentandoci dell’attualità.

Dice il proverbio: “Chi lascia la strada vecchia,…”, e anche se la strada vecchia è piena di buche spesso si è riottosi a lasciarla, solo per il fatto che il piede quelle buche ormai le conosce e vi si è adattato e si fida più dello sconnesso che dell’ignoto. Siamo insomma dei conservatori seri con però una  sconfinata fiducia nella provvidenza, nella fortuna, o comunque la si voglia chiamare, affinché garantisca il lieto fine a tutte le nostre storie.

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I miti della “Fortuna che cade dal cielo” o dell’ “inciampare nella Fortuna”  hanno un rilievo solo se il soggetto che vive un tale evento è un poveraccio. Se un miliardario trova un tesoro la cosa non fa notizia e non gli cambia la vita.